Esercizi di stile: Segni & Onori 1 – parte 6

Sommario

L’occhio non vede cose,

ma figure di cose che significano altre cose.

Italo Calvino

Prologo: il Leone Nemeo

Sempre nell’ambito del fuoco, questa pura e spontanea istintività primigenia dell’Ariete sbarca nel Leone. La costruzione di quest’identità assume qui tinte epiche e immediatamente ci conduce alla vicenda mitica dell’eroe solare Eracle e alla sua lotta con il Leone Nemeo: lotta che si consuma dentro la tana della fiera e quindi ci dipinge una lotta interna, costellando l’archetipo dell’uomo che vince sulla propria bestia interiore. Sebbene il mito ci consegni inizialmente l’idea dell’annientamento dell’animale, non va trascurato il fatto che Eracle indosserà nel prosieguo delle sue Fatiche (anche qui dodici) la pelle del Leone, che conserverà le proprie qualità di invulnerabilità. È come se, da una parte, l’eroe vestisse la forza appena guadagnata, mentre, dall’altra, prestasse alla parte animale interiore un Io elevatosi a più alti indirizzi, un centro di comando che ne educhi gli aspetti distruttivi e ne finalizzi l’azione. La lettura del mito del Leone Nemeo si aggancia negli Arcani Maggiori alla carta della Forza. Qui il leone convive con una figura femminile che, anziché combatterlo, lo ammansisce, lo accoglie. Possiamo pensare che sia la salda forza interiore della donna a placare e rassicurare la belva. Gli animali liberano infatti sempre la loro aggressività solo in presenza di un qualche tipo di pericolo: il pericolo di essere aggrediti, di essere mangiati o di morire di fame, il pericolo di vedere invaso il proprio territorio o di non potersi riprodurre, ecc. L’ambito che abitano è quello della sopravvivenza: come per l’Ariete la loro prerogativa è “esistere”.

possiamo dunque vedere nella donna della carta della Forza questo Sé, nelle vesti di amoroso genitore, che arriva in soccorso dell’Io-figlio per aiutarlo a crescere

La donna dell’XI Arcano insegna al nostro leone che è arrivato il momento di “essere” e che esiste un altro tipo di forza: una forza che può costruire e gettare ponti, anziché distruggere. Rivela che ai riferimenti esterni sempre effimeri e precari vanno contrapposti dei riferimenti interni e che questi vanno fissati in un’identità. Nel mito Eracle soffoca il Leone Nemeo, ma per soffocarlo lo abbraccia in una stretta intima che ci parla di amorosa integrazione. Laddove è il Sé a dotarsi della funzione egoica consegnandole l’epica missione del cammino d’individuazione, possiamo dunque vedere nella donna della carta della Forza questo Sé, nelle vesti di amoroso genitore, che arriva in soccorso dell’Io-figlio per aiutarlo a crescere.

La Regina di Bastoni - Leone

Nella nostra associazione del Segno del Leone alla Regina di Bastoni possiamo vedere messo in risalto proprio questo aspetto. È proprio nella contraddizione di vedere una regina, quindi una donna, campeggiare nella carta che abbiamo deciso di associare a uno dei Segni più maschili dello zodiaco, che costruiamo il significato più importante. La Regina di Bastoni si presenta a noi, sempre raffrontandola alle altre, con una capigliatura che ha forma di fulva criniera. Indossa un serto d’alloro che accompagna la corona e che ci può richiamare le etère della Grecia e della Roma classica: brillanti, sofisticate e colte dame di compagnia, spesso con doti artistiche, che intrattenevano relazioni sessuali con i potenti e che a loro volta, in tal modo, esercitavano un potere tanto sotterraneo quanto influente. È anche l’unica regina tra le quattro ad avere lo sguardo rivolto verso la destra della carta. Ora, dove nelle regine noi abbiamo individuato la fase simbiotica del percorso di sviluppo delle istanze elementali, questo dato può assumere una sua rilevanza. Nella Regina di Bastoni potremmo vedere dunque una donna libera, intraprendente e, per certi versi, licenziosa, pure corrotta, ma c’è un altro dato che non deve sfuggirci.

Saprà la nostra Regina di Bastoni, madre interiore del nostro Io nascente, rassicurarci di fronte alle nostre fragilità narcisistiche?

Campeggia nella parte sinistra della carta un’enorme vulva (in alcuni mazzi di Tarocchi di Marsiglia, ad esempio in quello Grimaud, questa si presenta color rosa carne, a fugare ogni dubbio): a testimoniarne la sfrontatezza lussuriosa, ma anche e soprattutto l’enorme capacità generativa e creativa. Inoltre il Bastone, chiaramente un simbolo fallico, si appoggia sul pube mimando un coito, un concepimento. L’occhio più attento può ora indovinare nelle pieghe del vestito all’altezza del grembo una gravidanza. La cintura che stringe il ventre è ornata con sette puntini neri che ci richiamano la carta del Carro (VII) degli Arcani Maggiori. Tra i significati più importanti di questa carta troviamo l’Io e, conseguentemente, il Figlio. La Regina di Bastoni è dunque la gestante di quell’istanza egoica nascente in formazione, che è propria del Segno del Leone, come pure della quinta casa leonina. Alla madre che concepisce e accudisce il proprio figlio si contrappone, nella Regina di Bastoni, quanto descritto nell’azione della sua mano sinistra. Questa maneggia un giocattolo sessuale che ha lo scopo di dare piacere alla nostra Regina (gioco, piacere, sesso sono tutti temi cari al Segno del Leone), ma questo piacere è sterile: non genera, è fine a sé stesso. È la trappola in cui più soventemente cade l’Io nascente, che procrastina la costruzione della sostanza di sé nello stolto anticipare la mera e vuota espressione di sé. Vuota proprio perché incapace di generare altro da sé. In questo caso l’“esistere” ancora prevale sull’“essere” e il passaggio da Ariete a Leone non si consuma. Ora, i Tarocchi sanno essere veramente sottili nella costruzione del simbolo. L’azione sessuale e la gravidanza si consumano nell’area centrale della carta. Ciò che assume tale posizione è, banalmente, centrale anche nella decodifica della carta stessa. L’azione sessuale virtuosa, diciamo così, e generativa si produce originandosi dalla parte sinistra della carta: il lato notturno e inconscio della carta nel quale andiamo a recuperare le nostre risorse dimenticate. Ma ancora, questa stessa azione si lega alla mano destra del personaggio, a significare che è qualcosa da mettere in campo o, meglio, qualcosa che non è la prima cosa che ci viene da fare. Per contro, l’altra azione si sostanzia sul lato destro: il lato luminoso, quello che ci chiama all’espressione, all’azione. Ma è soprattutto il fatto che l’azione sia legata alla mano sinistra che sta ad indicarci che tale azione è guidata da un istinto che dobbiamo imparare a conoscere e correggere: l’istinto di “esistere” contrapposto al compito di “essere”. Saprà la nostra Regina di Bastoni, madre interiore del nostro Io nascente, rassicurarci di fronte alle nostre fragilità narcisistiche?

Continua – Esercizi di stile: Segni & Onori 1 – parte 7

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