L’invenzione della manovella – parte 7

Sommario

“Quando sulla tua strada incontri un bivio, prendilo”

Yogi Berra

 

“Il fato guida chi lo segue,

trascina chi gli si oppone”

Seneca

Le virtù della madre

Avevo già illustrato, nel già citato intervento, come nel simbolo del sole, e a questo punto nella ruota, potessimo vedere rappresentata un’esaustiva metafora della psiche. Nel punto al centro abbiamo l’Io, quindi il nostro principio di Personalità, e nella circonferenza tutta abbiamo il Sé, il nostro principio d’Anima. Quindi il sole diventa simbolo non solo della coscienza, ma anche di tutto quello che nella coscienza vuole essere portato e a cui la stessa coscienza è chiamata a tendere. Immaginiamo, ora, di voler disegnare un cerchio. Certamente ci servirà un compasso. Compasso che, per inciso, troviamo raffigurato a decorare l’elmo dell’Imperatore. Cosa faremo? Punteremo il compasso e disegneremo la nostra circonferenza. Ma quello che mi piace fare osservare è che la circonferenza viene prima del punto: è la “necessità” di disegnare la circonferenza che ha “inventato” il punto. È quindi, in realtà, la circonferenza che genera il punto e non viceversa: sebbene immaginata essa è comunque presente prima del punto che ci servirà a disegnarla. Potremmo dire quindi che il destino del punto è la circonferenza. Ergo, il destino dell’Io è il Sé.

Il mito ci compendia che la “faccenda individuativa”

Ci conforta in tal senso Widmann, nel suo Sul destino, quando dice: «Se il destino è l’inconscio, è fin dall’inizio, perché entrambi esistono fin dal principio». E, sempre lui, aggiunge: «In quanto espressione dell’inconscio assoluto, il destino diventa faccenda essenzialmente individuativa, che attiene ai rapporti fra l’Io e l’inconscio». Ora, certamente l’inconscio si sostanzia nella figura archetipica della Mater. E nel nostro ragionamento, a tutti gli effetti, il Sé è Mater dell’Io. Come tutte le altre Mater della narrazione mitica, non fa che raccontarci sempre la medesima storia: quella di Gea, che genera Crono, che spodesterà Urano; quella di Rea, che genera Zeus, che spodesterà Crono; come pure, quella di Giocasta, che genera Edipo, che spodesterà Laio. Il mito ci compendia che la “faccenda individuativa”, di cui ci parla Widmann, è sempre faccenda cruenta e incestuosa: l’uccisione del padre, lo sposalizio con la madre. Nel Sole dei tarocchi, laddove nell’astro imperante nel cielo della carta possiamo leggere il raggiungimento della piena coscienza, nella parte bassa ci viene illustrato come questa si realizza. Femminile e maschile interni, madre e figlio, si uniscono in un amplesso, entrambi recando le cicatrici generate dalle catene di cui si sono liberati. È la Coniunctio di cui ci parla Jung. L’inconscio, e quindi il destino, è sempre una brutta bestia.

I vizi del padre

Persino lo stesso Zeus, inizialmente, si produrrà nel medesimo atteggiamento reazionario da “vecchio re”. Lo farà ingoiando Meti per evitare di generare Atena, che comunque riuscirà a nascere, ma questa volta come “figlia”, annunciando forse un cambio di paradigma. Atena è, per certi versi, figura ibrida: prototipo rudimentale di una possibile androginia, certo ancora da perfezionare. Ma, soprattutto, è emblema di saggezza. Saggezza che gli deriva dalla madre Meti, che della saggezza era dea, e dal padre Zeus, che, nel fagocitare Meti, tale saggezza ha fatto propria.

è sempre faccenda cruenta e incestuosa

Se andiamo nei tarocchi, la figura di Zeus è anche accostabile alla carta dell’Imperatore. Nei Marsiglia l’Imperatore indossa un elmo. Nel mito Atena nasce dalla testa di Zeus e fuoriesce già provvista di elmo: possiamo bene immaginarla erompere dalla testa dell’Imperatore acquisendone l’elmo. Ancora, in versioni alternative del mito, viene descritta nascere dal polpaccio: polpaccio che è certamente messo in evidenza nella suddetta carta. Questo può autorizzarci a parlare di saggezza nell’Imperatore: l’amorevole saggezza che accompagnerebbe il vecchio re a sacrificarsi per il bene del popolo. Saggezza che per il momento abbiamo lasciato sotto la nostra ruota nella figura del vecchio eremita.

Continua – L’invenzione della manovella – parte 8

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