L’invenzione della manovella – parte 8
Sommario
“Quando sulla tua strada incontri un bivio, prendilo”
Yogi Berra
“Il fato guida chi lo segue,
trascina chi gli si oppone”
Seneca
L’enigma della Sfinge
E torniamo quindi ad esaminare, in un ultimo passaggio, l’evoluzione della Ruota di Fortuna, arrivando finalmente nel tarocco di Marsiglia. La prima cosa che balza agli occhi è che sono spariti uomini, asini e uomini-asino. Al loro posto troviamo una Sfinge, che chiaramente ci riconnette al mito edipico, una scimmia e un altro ibrido: un cane-lepre. Ora, innanzitutto da quattro figure siamo passati a tre e la figura mancante è proprio quella del nostro quarto uomo: il vecchio saggio. Al suo posto troviamo raffigurato un oceano, chiaro riferimento all’inconscio, che a questo punto possiamo bene immaginare come depositario di quella stessa saggezza in precedenza illustrata dal vecchio. Nel mito, Edipo è un risolutore di enigmi. Gli stessi enigmi che possiamo immaginarci proposti dall’inconscio; dietro i quali si cela la saggezza rivelatrice e ai quali dobbiamo perciò rispondere.
Non è il destino a uccidere Laio, ma l’incapacità di Edipo di affrontare il proprio enigma interiore
È altresì significativo registrare che entrambi gli enigmi proposti nel mito concernono il tema della ciclicità. È questa la Summa Sapientia custodita dalla Sfinge. In natura tutto risponde a uno scopo più grande. E, se è vero per la natura, è vero anche per la psiche. Persino la Sfinge, nel momento in cui Edipo risolve l’enigma, si precipita dalla rupe: ha esaurito la propria funzione e quindi si annienta, per permettere alla narrazione comune di fluire. Le altre due figure presenti nella carta incarnano gli agenti di caduta e risalita. La scimmia simboleggia gli aspetti istintivi propri dell’inconscio, che insidiano la coscienza facendola capitolare, perché ci si chieda: “Perché proprio a me?”. Tali aspetti prendono, nella Ruota di Fortuna del tarocco di Wirth, la forma di Tifone, di cui la Sfinge è progenie. Il cane-lepre (Hermanubis in Wirth), ibrido di due figure psicopompe, grazie alla propria capacità di sintetizzare i contenuti raccolti nel confronto con l’inconscio e di giustapporsi di fronte agli enigmi da questo proposti, annuncia la risalita.
La manovella
Fino a qui, nel passaggio dal Carlo VI al Marsiglia, siamo partiti da quello che prima c’era e ora non c’è. Proviamo a fare l’inverso. Abbiamo visto come la sparizione di Fortuna ci evidenziasse la ruota, e come questa, pur essendo provvista dell’opportuna sede per un’interfaccia, ne risultasse di fatto priva. Dall’inaccessibile dea siamo passati a qualcosa di tangibile e forse decifrabile, ma ancora non è possibile alcuna relazione o interazione. L’immagine della ruota tout court che si sostituisce alla dea ci reca l’idea di un destino privo di qualsiasi filtro. Se non altro, prima avevamo una divinità a manovrarlo e la possibilità di interlocuzione poteva passare, al limite, attraverso la preghiera. Ma ecco che, nel tarocco di Marsiglia, appare la manovella. La manovella è quell’interfaccia, prima assente, che può permetterci di rallentare o accelerare, fermare o riavviare, anche invertire il senso di rotazione; insomma, di governare, nei limiti del possibile, gli eventi che la stessa ruota sta lì a significarci. È una rivoluzione. Ora anche l’enigma può ulteriormente raffinarsi. Dal “Perché capita tutto a me?”, passando per il “Perché capita proprio a me?”, possiamo arrivare al “Cosa posso fare di quello che mi capita?”. E l’inesorabile destino può trasformarsi da sentenza a premessa, da catastrofe a opportunità, da limite a possibilità.
che è un enigma legato alla propria origine, alla propria identità
Nessuno si sofferma mai a pensare che quando il nostro Edipo riceve la sua profezia dall’oracolo, nel decidere di fuggire verso Tebe e non tornare a Corinto ha già implicitamente affermato la propria volontà di non uccidere, sul piano concreto, il proprio padre. La vera questione è che Edipo non sa chi sia, non “conosce”, suo padre. Non è il destino a uccidere Laio, ma l’incapacità di Edipo di affrontare il proprio enigma interiore, che è un enigma legato alla propria origine, alla propria identità. Se avesse riconosciuto questa sua volontà, testimonianza di una sua, definita o da definire, profonda identità interiore, probabilmente sarebbe tornato a Corinto e noi non staremmo a parlarne. L’invenzione della manovella nel tarocco di Marsiglia questo ci suscita: la consapevolezza di avere voce in capitolo. La ruota della carta, in realtà, ci presenta due circonferenze. Una è di colore rosso, che è il colore del fuoco e della vita; della materia prima, che ci viene messa a disposizione: quale o quanta che questa sia, dobbiamo poterne fare qualcosa. Ci è data e tanto basta. L’altra è di colore giallo, che è il colore dell’intelligenza, della coscienza. Questa tocca a noi metterla in campo. A volte queste due differenti ruote nella ruota della vita viaggeranno insieme, a volte una travolgerà o frenerà l’altra. La Ruota di Fortuna dei Marsiglia compendia così le nostre vertigini e i nostri attriti interiori, di fronte alle vicissitudini esistenziali, ma lo fa nell’offrirci la manovella. Il vecchio saggio dei primi tarocchi, che è diventato l’inconscio dei Marsiglia, che è diventato il destino, ci dice che proprio nel cosiddetto destino noi possiamo trovare la nostra guida. Il nostro maestro interiore, certo severo, a volte crudele, a volte incomprensibile quanto intransigente, sempre onesto, che sempre ci riporta ad una verità e un quesito insieme, che è la madre di tutti gli enigmi e che troviamo scritto nella pietra del tempio di Apollo a Delfi, quello dell’oracolo: «Conosci te stesso ed abbi la consapevolezza di essere inferiore a Zeus». Non ci resta che «Collaborare con l’inevitabile», come diceva Assagioli: possiamo certo fare la differenza.
Bibliografia
Anonimo – MEDITAZIONI SUI TAROCCHI, Estrella de Oriente
James G. Frazer – IL RAMO D’ORO, Bollati Boringhieri
Sallie Nichols – JUNG AND TAROT, AN ARCHETYPAL JOURNEY, Weiser Books
Gino Faraco – La vita è un passaggio, in Atti del XII Convegno di Astrologia Umanistica e Psicologica Eridanoschool, ottobre 2020
Claudio Widmann – GLI ARCANI DELLA VITA, Edizioni Magi
Claudio Widmann – SUL DESTINO, Edizioni Magi