L’invenzione della manovella – parte 3

Sommario

“Quando sulla tua strada incontri un bivio, prendilo”

Yogi Berra

 

“Il fato guida chi lo segue,

trascina chi gli si oppone”

Seneca

Il “Re Sacro”

Stiamo quindi, ora, descrivendo un Imperatore votato al sacrificio di sé stesso in nome di uno scopo che lo trascende: se vogliamo, di un Io superato dal Sé; e non solo. Tale approccio ci riconnette con il mitologema del “Re Sacro”, ipotizzato da Frazer nel suo “Il Ramo d’Oro”. Secondo l’interpretazione di Frazer il re sacro è un re che rappresenta la divinità solare in un rito di fertilità periodicamente rievocato. Frazer avvalora l’idea di un re-sostituto che diventa il fulcro della sua teoria di un mito sulla fertilità universale, in cui un consorte per la Dea (la Grande Madre ovvero la Madre Terra ovvero la Natura) viene sostituito ogni anno. Per Frazer, il re sacro rappresenta lo spirito della vegetazione, che nasce in primavera, regna durante l’estate e muore ritualmente al momento del raccolto, per poi rinascere nel solstizio d’inverno e regnare di nuovo. Tale spirito della vegetazione è quindi un dio a un tempo morente e a un tempo rianimante e di cui il re sacro rappresenta l’incarnazione umana. Il re sacro è pertanto un individuo scelto per governare per un tempo determinato, ma il cui destino è di patire il sacrificio ed essere offerto alla Terra in modo che al suo posto un nuovo re possa governare, anche questo per un tempo determinato, ed essere a sua volta sacrificato; così via seguitando in susseguenti cicli di morti e rinascite che perpetuano la vita.

nasce in primavera, regna durante l’estate e muore ritualmente al momento del raccolto

Possiamo, ora, quindi vedere nel nostro Imperatore un re sacro, il quale ha ben accettato la propria funzionalità per un fine più grande ed è quindi già consapevole della propria temporaneità, già predisposto al sacrificio. Ce lo testimonia un’altra volta la postura delle gambe: basta capovolgere la carta perché il nostro Imperatore si trasformi in un Appeso, che possiamo immaginare letteralmente “seminato” nella sottostante terra, a fecondare, rianimare, le ctonie potenzialità generative del sottosuolo. È lo stesso Frazer ad evidenziare come la ritualità inizialmente prevista, in cui un re succede ad un altro re, per il tramite del sacrificio, che riattiva il ciclo vegetale, sarà nel corso dei secoli manipolata. Accadrà, infatti, a un certo punto, che il re di turno, per nulla intenzionato a immolarsi, istituirà, a sua volta, un sovrano temporaneo con il solo scopo di sostituirlo nel rituale del sacrificio, per ritornare, in seguito, egli stesso a governare. Tale espediente permette al vecchio re di permanere a discapito del nuovo re, ma soprattutto, nella nostra disamina, delle istanze di cui costui sarebbe il custode deputato. Questa nozione, che prendiamo a prestito dall’antropologia, illustra infatti per noi, in modo estremamente efficace, l’indole dell’Io, per sua natura votato all’auto-conservazione e quindi per nulla disposto al sacrificio, se non attraverso un atto volontario di auto-immolazione.

La forza del sacrificio

Tornando alle carte, è altresì interessante osservare che, nella disposizione per settenari, sopra la carta dell’Imperatore (IIII) si situa la carta della Forza (XI), nella quale possiamo osservare una donna (Anima) che, avendo addomesticato il leone (Personalità), sembra accompagnarlo nella carta successiva: la XII-Appeso, appunto. Sempre nella disposizione per settenari, sopra la carta della Forza troviamo la carta della Luna. Laddove abbiamo individuato nell’Imperatore l’istanza egoica, ravvisiamo nella carta della Luna l’istanza opposta: tale lama ci descrive, infatti, l’inconscio. Nella colonna, che va così specificandosi, possiamo evidenziare una polarizzazione tra conscio e inconscio (Imperatore e Luna): polarizzazione che sembra trovare una sua possibilità di sintesi nella carta della Forza.

per poi rinascere nel solstizio d’inverno e regnare di nuovo

Nella Forza è indubitabilmente illustrata l’impostazione di una dialettica tra i due suddetti principi nella convivenza fortuita e forzata della vergine e del leone. L’atmosfera che ne possiamo cogliere è sicuramente carica di una tensione con possibili risvolti anche cruenti. Ma il nome della carta: “La Forza”, è di genere femminile; tale qualità è quindi da assegnare alla donna che può tanto consegnarla, quanto sottrarla al leone-Personalità: la forza di cui ci parla la carta e la forza propria dell’Anima, del Sé. Se è vero che un simbolo non è mai per caso, qui l’Anima viene descritta da una donna, quindi da una figura umana; la Personalità viene, invece, descritta da un leone: un animale. In questo modo quello che ci viene disegnato è un Sé razionale, raffrontato a un Ego che ci risulta come mero istinto. È infatti la donna, nella scena illustrata, a possedere la “visione” (uno dei significati della carta). Ergo, la forza di cui ci parla la carta è la forza propria della visione. Visione che però giunge alle orecchie dell’Io come nefasta profezia. Il Fato ha parlato, la Necessità si è pronunciata: è tempo di sacrificio, è tempo di morire. E quindi, come Laio, l’Io, disperatamente mosso dal proprio istinto di sopravvivenza, tende a osteggiare tale profezia.

Continua – L’invenzione della manovella – parte 4

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