L’invenzione della manovella – parte 4

Sommario

“Quando sulla tua strada incontri un bivio, prendilo”

Yogi Berra

 

“Il fato guida chi lo segue,

trascina chi gli si oppone”

Seneca

Sangue del nostro sangue

Per comprendere realmente il mito a volte può essere utile interrogarlo in modo diretto. Valutando anche il fatto che nell’antica Grecia l’infanticidio arrivasse pure ad essere considerato legale o fosse, comunque, socialmente accettato, perché Laio non uccide il piccolo Edipo, liberandosene così definitivamente, ma si limita ad “esporlo”? Semplicemente perché è suo figlio: è parte di lui. Ora, come Laio, noi non possiamo uccidere le nostre parti; possiamo solo, al limite, sospenderle, imprigionarle. Possiamo solo, al limite, “esporle” nella foresta; se vogliamo, nel nostro inconscio personale.

l’Anima in cerca del proprio destino, che è un destino di vita

Se torniamo alla sequenza, nel rappresentare questa sospensione, l’Appeso ci accompagna ad un epilogo. La carta seguente è, infatti, l’Arcano XIII, che inevitabilmente ci parla di “morte”. Nella parte bassa di questa carta, noi troviamo illustrate, nel mazzo Jodorowsky-Camoin, due teste coronate. Diventa interessante osservare che, negli altri mazzi di Marsiglia soltanto di una di queste teste possiamo osservare la corona. La testa di sinistra, infatti, ci appare come letteralmente schiacciata nella terra, con il piede, dallo scheletro, mentre dall’altra parte, l’altra testa, che ci presenta la corona, sembra quasi germogliare dalla stessa terra, come anche ci fa osservare Sallie Nichols nel suo “Jung & Tarot”. Di nuovo il mitologema del Re Sacro: l’epilogo del “vecchio re” si trasforma nel prologo del “nuovo re”. Avevo già illustrato, in un mio precedente intervento (vedi “La vita è un passaggio”, in Atti del XII Convegno di Astrologia Umanistica e Psicologica Eridanoschool), l’operazione grafica fatta sul numero dell’Appeso e come questa potesse significarci l’avvento di un nuovo centro. Ecco che questo si conferma nell’Arcano XIII, specificandosi nell’insediamento di un nuovo principio guida: un “nuovo Io”.

Perdere la testa

È pure interessante evidenziare come nel mito la prima reazione di Laio sia quella di allontanarsi dalla moglie Giocasta per evitare di ingravidarla. Di fronte a un presagio di morte, la risposta del vecchio re è quella di sterilizzare la propria possibilità di procreare: potremmo dire che, per evitare la morte, si congela la vita. A questo punto, Giocasta fa ubriacare il marito. Che lo stratagemma, che permetterà la nascita di Edipo, passi per il vino è, per noi, significativo. Il vino ci parla di perdita di controllo e ci richiama Dioniso, con tutto ciò che simbolicamente costella: le istanze inconsce, impossibili da annientare perché parte di noi, che non conoscono confini e non possono essere segregate in eterno. La donna della carta della Forza presenta, nei tarocchi di Marsiglia, un taglio sul collo, certamente a rievocare un’idea di decapitazione, di perdita della testa, per così dire.

accompagna la Personalità verso il suo destino, che è un destino di morte

Per altri versi, la stessa carta è riconducibile a Sekhmet, la dea-leonessa del pantheon egizio, il cui nome deriva dalla parola egizia sekhem che significa potenza, avere controllo con l’aggiunta del suffisso femminile t, al cui mito e culto è, pure, legata la birra. La Forza, come abbiamo visto, ci accompagna nell’Appeso, che, in questa chiave, può richiamarci il segno zodiacale dei Pesci. Se vogliamo, per il numero della carta: XII, a richiamarci il dodicesimo segno; come pure, per i piedi che prendono nella carta il posto della testa: piedi che in melothesia sono governati dai Pesci, appunto. La carta della Forza, che ha posizione centrale nella colonna che abbiamo evidenziato precedentemente e che pure ricopre la posizione centrale rispetto a tutto il diagramma in cui possiamo disporre le carte, si rivela così in tutta la sua essenza: l’Anima in cerca del proprio destino, che è un destino di vita, accompagna la Personalità verso il suo destino, che è un destino di morte. Morire per rinascere ed eternarsi.

Continua – L’invenzione della manovella – parte 5

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