La vita è un passaggio – parte 7

Sommario

“Ma non c’è niente

Che sia per sempre

Perciò se è da un po’

Che stai così male

Il tuo diploma in fallimento

È una laurea per reagire”

Non è per sempre – Afterhours

Metafora di un transito planetario

Se ora osserviamo da un punto di vista grafico un tema natale, possiamo indovinare in esso il disegno di una ruota: se c’è un cerchio è facile immaginare un centro (mozzo) e i raggi ci sono dati dalle cuspidi delle case. È altresì suggestivo notare che, laddove le case rappresentano per noi gli ambiti della vita concreta, graficamente questa vita si frapponga fra quello che “siamo” o pensiamo di essere (mozzo-personalità) e quello che “siamo” e ancora non sappiamo (ricordiamo) di essere (cerchio-anima). La vita è quindi occasione di incontro e scambio fra il centro e la periferia, dove tutte le informazioni contenute dalla circonferenza (segni, pianeti natali) vengono riportate al centro sollecitandolo.

Il messaggio dell’anima prefigura un qualche tipo di morte per diventare parte del Sole

Immaginiamo ora questa ruota, assunta come immagine raffigurante l’intero nostro sistema, andare e solcare le vie del mondo. Sempre osservando un tema natale vediamo che tutto (case, segni, pianeti e centro) è all’interno del cerchio che “siamo”. Tutto tranne i pianeti in transito, che pure graficamente gravano sulla circonferenza. Possiamo quindi immaginare la nostra ruota arrestare la propria corsa perché un sasso, ad esempio il Plutone di transito, punta contro di essa bloccandola. Il raggio-cuspide informa il mozzo-centro della pressione sulla circonferenza e il movimento si blocca. Qualcosa andrà cambiato. È necessaria una nuova centratura. E questo per il nostro centro è una catastrofe, perché rappresenta la propria fine. Non a caso nei Tarocchi, all’immobilità prenatale dell’Appeso, succede la purificante quanto radicale e definitiva azione dell’Arcano XIII, che è però recante l’idea di morte.

Il Memento Mori nel Carro dei Tarocchi di Marsiglia

Se torniamo al Carro, simbolo egoico e quindi di questo mozzo, che credeva di essere il centro del mondo e che questo ruotasse secondo la propria volontà, per poi prendere coscienza di essere invece oggetto della rotazione del mondo stesso, possiamo vedere codificate alcune cose interessanti. La prima è data dal fatto che se accostiamo il Carro alla carta che lo precede, l’Innamorato, lo sguardo del personaggio centrale incontra un trittico di simboli sovrapposti uno sull’altro. Il primo è l’angelo-cupido simbolo a un tempo d’anima e di libido; dietro indoviniamo la sagoma di un teschio e ancora dietro un Sole. Il messaggio (l’angelo è un messaggero) dell’anima prefigura un qualche tipo di morte per diventare parte del Sole. Si potrebbe vedere nel teschio lo schiavo che veniva apposto alle spalle del generale Romano che sfilava trionfante e che mentre gli reggeva l’alloro sopra la testa continuava a ripetergli: “Memento mori”. Abbiamo poi gli occhi sulle spalle, sempre del personaggio centrale, che guardano dal basso in alto, come capita all’Appeso.

La Lemniscata nel Carro dei Tarocchi di Marsiglia

Ma ciò che di più singolare possiamo trovare, ci è dato, a mio avviso, dalle ruote poste in siffatto bizzarro modo dietro al veicolo. Sono ruote che così posizionate non possono produrre alcuna deambulazione. Non almeno per questo veicolo, che come abbiamo già visto ha già affidato ad altro la propria prerogativa di movimento. Così posizionate le ruote prima di tutto disegnano un 8, che altro non è che il numero che ritorna su sé stesso: un cerchio che si specchia in un altro cerchio.

È necessaria una nuova centratura. E questo per il nostro centro è una catastrofe

Questo è già interessante per il nostro discorso. L’8 è anche il numero della VIII-Giustizia, come pure il numero dell’VIII casa; come pure il numero dello Scorpione che, come dice Sasportas, riguarda tutti, perché “rappresenta anche un principio o un aspetto della vita cui tutti siamo soggetti: il processo ciclico di cambiamento, declino, morte e rinnovamento”. E il nostro Parsifal è dovuto tornare due volte dal nostro Re Pescatore per poterlo consolare. Egli doveva “[vivere] quanto [doveva] apprendere”. I Tarocchi sono decisamente disseminati di questa simbologia che, se non semplicemente risolta nel lemniscus, ma a questo accostata, sembra dirci che la vita è un eterno tornare su sé stessi, in un infinito alternarsi di cicli di morte-rinascita, per morire al proprio centro e rinascere in uno nuovo. E cosa sono i transiti planetari se non un eterno tornare dei pianeti su loro stessi (i pianeti di transito su quelli di nascita) per continuare a sollecitare il suddetto processo?

Continua – La vita è un passaggio – parte 8

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