Astrologia e Tarocchi: suggestioni intorno ad una relazione – parte 6
Sommario
Sempre insieme, eternamente divisi.
Finché il sole sorgerà e tramonterà.
Finché ci saranno il giorno e la notte.
Phillipe Gaston in Ladyhawke
Nettuno e Urano nel Matto dei Tarocchi
Prendiamo dunque ad esempio l’Arcano del Matto. Proprio nell’ultimo Convegno di Eridano, quello su Nettuno, Giovanni Pelosini ci illustrava come “nella storia narrata dai Trionfi il Matto” fosse “il più paradossale e nettuniano dei personaggi” e come fossero le follie e i paradossi del Matto il “seme e il fonte della vita.” E ancora: “Per non farsi ingabbiare dalle categorie e dalle convenzioni e rimanere indefinito, egli fugge persino dalla numerazione: può rappresentare così indifferentemente il niente (zero) o il tutto (infinito).” Follia, paradosso, indefinitezza: tutte categorie certamente nettuniane.
Il Matto dei Tarocchi, poi, rappresenta il mondo dell’anima che, obnubilandoci, opera la chiamata e ci invita a sradicarci dalle nostre zone di confort; quel mondo altro insomma che, come nebbia che sale, inghiotte tutti i nostri riferimenti e ben può essere rappresentato da Nettuno. Il Matto è sicuramente Nettuno.
Nel suo partecipare di ognuno di questi archetipi, il Matto può rappresentare quindi l’intero mondo transpersonale
Ma il Matto dei Tarocchi può manifestarsi nella nostra vita anche attraverso un vero e proprio atto di volontà. Il bastone della carta è un simbolo di fuoco e il Matto rappresenta un importante carico d’energia, la cui origine attiene sempre a quel mondo altro, che andrebbe canalizzata. Si può essere disorientati, confusi, anche pazzi. O si possono fare cose da pazzi. Ci si può perdere nella nebbia o si può essere tempesta.
Immaginiamo per un attimo che, anziché ‘fuggire dalla numerazione’, si attui il rifiuto di un eventuale identità assegnata, strappando il numero dalla maglia, per darsi la possibilità di assumerne una propria, più autentica. Come Malcom Little che al posto del proprio cognome ha messo una X. Il ribelle viene o no visto anche come un pazzo? Stiamo quindi ancora parlando del Matto dei Tarocchi. Ma non stiamo più parlando di Nettuno. Stiamo parlando di Urano.
Il pellegrino
Un altro conosciutissimo significato del Matto dei Tarocchi è quello del ‘pellegrino’. Da qui tutta una serie di significati per associazione quali viaggio, percorso, cammino, eccetera. Ma anche iniziato, discepolo, eccetera. Vale la pena però ragionare su cosa comporta, o meglio comportava, essere un pellegrino.
Immaginiamo quindi un devoto credente del Medioevo che da qui, dove siamo noi oggi, decida di fare il Cammino di Santiago. Ovviamente a piedi: siamo nel Medioevo. Tre mesi per arrivare a Santiago e tre mesi per tornare. Sei mesi di cammino attraverso paludi, foreste, montagne. Incontrando bestie feroci e briganti. Affrontando fame, sete, epidemie, intemperie. Non è detto che si sopravviva.
Ma non basta. Andare via per sei mesi dal proprio villaggio, qualora si fosse riusciti a tornare, significava contare i morti per epidemie o carestie; e questo sempre che il villaggio fosse ancora presente, quando non spazzato via da una guerra o da una razzia. E il proprio campo, la propria casa, la propria moglie, sarebbero stati ancora disponibili?
Andare in pellegrinaggio significava ritrovare al proprio ritorno un mondo completamente cambiato, trasformato, in cui qualcosa non si sarebbe ritrovato perché andato perduto, per sempre. Alla fine si sa: “Partire è un po’ morire.” La scelta del pellegrino era quella, dunque, di morire al proprio mondo, per affrontare l’inferno del percorso e sopravvivervi, con lo scopo di tornare completamente trasformato in un mondo nuovo, purificato per tramite della perdita.
Il Matto dei Tarocchi rappresenta il mondo dell’anima che ci invita a sradicarci dalle nostre zone di confort
E che dire del cane? “La prima funzione mitica del cane, universalmente attestata, è quella dello psicopompo, guida dell’uomo nella notte della morte, dopo essere stato il suo compagno nel giorno della vita (Chevalier-Gheerbrant).” Il cane psicopompo, a questo punto, può rappresentare il nostro principio d’anima, amico fedele, che viene a prenderci per guidarci nel nostro viaggio infero e riportarci alla luce che avevamo smarrito. Dopotutto, a volte, come dice Bukowski: “L’amore è un cane che viene dall’inferno.” Dopotutto, a volte, Il Matto dei Tarocchi è Plutone.
Ma proseguiamo. Al Matto dei Tarocchi è associata la figura di San Rocco di Montpellier, che è patrono dei pellegrini. Ventenne, infatti, egli intraprende il pellegrinaggio per Roma dove imperversa la peste. Nel suo cammino, grazie alle sue doti taumaturghe, egli cura e guarisce malati. Per questo il suo patronato si estenderà anche alle epidemie e alle malattie gravissime. Egli stesso colpito dal morbo, si isola in una foresta dove un angelo lo curerà fino alla guarigione, mentre un cane gli porta ogni giorno un pane.
Morirà poi in prigione accusato di essere una spia. Ma varrebbe la pena di dire perché straniero, diverso. Suoi attributi iconografici nelle sculture e nei dipinti sono quindi il cane, il bordone, ma anche una ferita all’altezza dell’alto della coscia. In particolare, riguardo alla ferita, è sempre rappresentato nell’atto di scoprire il ginocchio e metterla in mostra.
Iconograficamente parlando, lo scoprire il ginocchio è simbolo d’iniziazione. L’iniziato è colui che abbandona il secolo, si fa fuori dal mondo, si emargina. Probabilmente mosso dalla necessità di curare la propria ferita. Come San Rocco che colpito dalla peste si isola nella foresta per entrare in contatto con il principio angelico risanante dell’anima.
Il Matto, simbolo del transpersonale
Nel Matto di Marsiglia la ferita è abbozzata sulla coscia con tratti che hanno l’aria di essere uno scarabocchio, quasi costringendoci ad interpretarne il disegno. Chi è che vuole vedere la propria ferita? Chi è che non ce l’ha? Chi è che nel suo tema non ha Chirone? Chirone il Maverick, il diverso, il fuori dal mondo. Come San Rocco e come il Matto dei Tarocchi. Chirone la ferita. Come in San Rocco e come nel Matto. Chirone il guaritore. Come San Rocco. E il Matto? Il Matto è il discepolo che si farà Maestro e guaritore nell’Eremita, ma solo dopo che avrà curato la sua ferita.
Ma se il Matto può essere sia Nettuno che Urano, sia Plutone quanto Chirone, va forse cercata altrove la sua collocazione. Il Matto non è nessuno di questi pianeti: è semplicemente tutti questi pianeti. Nel suo partecipare di ognuno di questi archetipi, il Matto può rappresentare quindi l’intero mondo transpersonale.
morire al proprio mondo con lo scopo di tornare completamente trasformato
Come psicopompo può inoltre incarnare Mercurio, in veste qui di nostro rapitore, principio di evasione dalle forme assegnateci, per andare verso il nostro Sole. Il Sole in potenza, nascente, che si può vedere sorgere proprio dalle zampe anteriori del cane.
La dinamicità della carta del Matto (è l’unico Arcano Maggiore che cammina) può inoltre essere ascritta a quelle fasi della vita in cui qualcosa mette in movimento l’intero nostro sistema, destabilizzandolo, verso un nuovo ordine. Per esperienza, sempre, quando appare questa carta in un tiraggio, c’è qualcosa che attiene a questo tema. Il Matto sta ad una lettura come i transiti stanno all’Astrologia.
Il Matto di Marsiglia non si limita quindi a rappresentare l’intero nostro mondo transpersonale, ma lo collega direttamente al nostro Sole, tramite Mercurio, incarnando concretamente la fase in cui questo contatto si sostanzia, il transito planetario. È il caso di rinunciare a tutta questa ricchezza di significato in nome della corrispondenza? È proprio la non catalogabilità del Matto a sollecitarci in questa direzione: il vivere la relazione con e tra i simboli, disinnescando le ansie censuranti dell’intelligenza-materialità di Bergson.
Continua – Astrologia e Tarocchi: suggestioni intorno ad una relazione – parte 7