La vita è un passaggio – parte 4

Sommario

“Ma non c’è niente

Che sia per sempre

Perciò se è da un po’

Che stai così male

Il tuo diploma in fallimento

È una laurea per reagire”

Non è per sempre – Afterhours

La leggenda del Re Pescatore

L’impotenza iniziale, dunque, che nell’VIII casa abbiamo sperimentato, ci ha quindi restituito un nuovo potere, per nulla effimero rispetto a quello che possiamo aver sperimentato e cercato nella casa V. Da un potere o una bramosia di potere, agito verso l’esterno e “sugli” altri a un potere agito su sé stessi: in questo senso il potere “personale”. La casa V, il Leone, come il Carro, ci evoca le campagne di un “Re” alla conquista di un “Regno” strumentale all’affermazione di sé. L’impavido e vanesio Re dal cuor di leone diventa nell’VIII il Re Ferito delle terre desolate, le “terre guaste”; un Re unicamente di sé stesso, in cerca stavolta di un Regno che non è degli uomini, bensì dell’anima. Un Re cercatore. Un Re Pescatore.

La sua condizione ha trasformato il suo regno in un luogo deserto e devastato

Il mito del Re Pescatore o Re Ferito del ciclo arturiano ci narra dell’ultimo discendente della stirpe dei Re del Graal. Egli presenta una menomazione alle gambe o ai genitali, e per questo la sua vita è costretta tra le mura della propria dimora. La sua condizione ha trasformato il suo regno in un luogo deserto e devastato: la “Waste Land”. Il Re passa il suo tempo pescando in un fiume vicino al proprio castello. Uno dopo l’altro, molti cavalieri erranti si recheranno (transiteranno) presso di lui per guarirlo, ma solo ad uno sarà possibile fare questo: il prescelto destinato a trovare il Graal. Questo in una delle versioni del mito è Parsifal, sul quale torneremo.

Il passaggio in VIII casa ci vuole consegnare alle case adulte o meglio alle case che richiedono all’istanza egoica di diventare adulta (il rimprovero del netturbino al Marchese in ‘A livella). Laddove l’VIII-Scorpione rappresenta il taglio, l’affrancamento, dalla simbiosi iniziale, sarà ora possibile entrare in contatto con la chiamata della IX-Sagittario, con ciò che veramente si è, per portare nel mondo, X-Capricorno, un’istanza che, non più unicamente egoica, sarà ora collettiva, XI-Acquario, parte individuata e compiuta tra le altre parti, per ri-appartenere questa volta individuati, redenti, a quella Totalità, XII-Pesci, che è la stessa che alla nostra nascita ci ha consegnato alle “prove”: le dodici fatiche di Eracle come dodici sono i segni zodiacali (come gli ermetisti prima e l’Alice Bailey poi ci hanno proposto).

Se per un attimo ritorniamo al nostro accostamento al mito del Re Pescatore, i simboli ci sono tutti. Innanzitutto siamo di fronte a un Re che ci restituisce l’idea dell’aver perseguito un potere e la presenza di un Regno, quindi di materia e soprattutto di confini. Ma poi succede qualcosa. Un non ben definito male costringe il nostro Re all’immobilità, all’impotenza (la menomazione alla gamba e/o ai genitali).

La sacra zoppia dell’Appeso dei Marsiglia

Se ci concediamo qui un’escursione tarologica, è facile individuare questa condizione nell’immagine dell’Appeso. Il nostro Re è ferito ad una gamba e nell’Appeso vediamo un uomo con la gamba piegata. Quest’uomo è inscritto in un quadrato che a una volta simboleggia la materia, ma può simboleggiare anche un utero. L’uomo è infatti in posizione pre-parto, come un eterno nascituro, legato al suddetto quadrato/utero da una corda che è facile associare a un cordone ombelicale. A fianco a lui, da una parte e dall’altra, dodici rami tagliati disegnano altrettante ferite.

il secondo movimento sarà ora invece un movimento di “risalita”

Di nuovo i dodici segni dello zodiaco, le dodici prove. Ma la seconda carta del secondo decenario sembra illustrarci come il primo movimento sia stato quello della “caduta” nella materia, nelle energie zodiacali, nelle prove; il secondo movimento sarà ora invece un movimento di “risalita” attraverso queste stesse energie per trasformarle (Arcano XIII), interiorizzarle e sublimarle (XIIII Temperanza) se volete. In alcuni mazzi di Marsiglia il numero identificativo della carta nell’Appeso è scritto al contrario (IIX anziché XII) come a dire che tutto in quella carta (fase) è ribaltato e come Alice entriamo, dopo aver attraversato lo specchio, nel nostro mondo capovolto, dove il nostro punto di vista dovrà necessariamente cambiare.

Continua – La vita è un passaggio – parte 5

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