Astrologia e Tarocchi: suggestioni intorno ad una relazione – parte 3

Sommario

Sempre insieme, eternamente divisi.

Finché il sole sorgerà e tramonterà.

Finché ci saranno il giorno e la notte.

Phillipe Gaston in Ladyhawke

La purezza delle origini

Proseguendo in questo ragionamento, un’altra cosa che ho potuto riscontrare è che molti studiosi e ricercatori inseguono i puri Tarocchi o l’Astrologia delle origini e via dicendo. C’è una legittima quanto diffusa volontà a ritrovare un punto di partenza, un qualche modello originale a cui fare riferimento. A ritrovare quell’ispirazione iniziale che sembra custodire i codici che questi, come pure altri sistemi simbolici, dovrebbero unificare in un unico profetico sapere divino. Operazione sicuramente importante, laddove sia vissuta quale mezzo per conoscere i simboli anche attraverso la loro storia, ma nuovamente censurante laddove invece la solita logica intervenga per sanificare, escludere, plasmare, nell’intento di riportare tutto ad una “supposta” origine.

“Non sei più come quando ti ho conosciuto.”

parte 3 - fig. 3 - Copia

Se qualcosa delle origini va recuperato è sicuramente lo scopo che questi sistemi simbolici sembrano avere in comune, cioè quella missione pedagogica che costituisce il vero patrimonio da salvaguardare a favore del genere umano.

La vocazione relazionale del simbolo

Per il resto mi piace pensare ai simboli come a qualcosa di vivo, in continua evoluzione. Il termine simbolo deriva dal greco symballein, che significa mettere insieme. Il simbolo è quindi per sua stessa vocazione relazionale, capace di comunicare in differenti contesti, culture, nel passato come nel presente, e come pure nel futuro.

Questa possibilità gli è data da questa sua natura includente, decisamente in contrapposizione con l’atteggiamento della nostra intelligenza che Bergson descrive così: “La nostra intelligenza, quale l’evoluzione della vita l’ha modellata, ha per compito essenziale d’illuminare la nostra condotta, di preparare la nostra azione sulle cose, di prevedere, per ogni situazione data, gli eventi favorevoli o sfavorevoli che ne potranno derivare. In ogni situazione essa tende, perciò, istintivamente, ad isolare quanto assomiglia a ciò che già conosce; essa cerca l’identico, onde poter applicare il suo principio che ‘l’identico produce l’identico’. In ciò consiste la previsione dell’avvenire fatta dal senso comune. La scienza porta tale operazione al più alto grado possibile di esattezza e di precisione, ma non ne altera il carattere essenziale. Al pari della conoscenza comune, nelle cose essa non rileva che l’aspetto di ripetizione. Se il tutto è originale, essa si adopra di risolverlo in elementi o in aspetti che siano press’a poco la riproduzione del passato, e perciò le sfugge quanto c’è di irriducibile e di irreversibile nei momenti successivi di un processo.”

sono le dottrine delle scienze occulte che sono derivate dai simboli

Essere in relazione significa certamente tenere presente di chi è stato l’altro, ma altrettanto considerare chi è e che domani sarà, possibilmente, qualcun altro. Quante relazioni si avviano al loro epilogo con la frase: “Non sei più come quando ti ho conosciuto.”?

La lezione di Giove

Nel rappresentarsi la capacità includente propria del simbolo, va considerato anche il fatto che, non abitando la nostra dimensione che è fatta di spazio e di tempo, oltre a contenere i significati che fino a qui ha raccolto, già contiene i significati che ancora hanno da venire. Come se osservassimo una tavola degli elementi di Mendeleev con i suoi spazi ancora da riempire.

Dice Ferdinando Alaimo: “La multidimensionalità del simbolo offre di sé molteplici letture, dalle più volgari alle più raffinate. Le peggiori, vale a dire le prevalenti, sono quelle che ne uccidono la creatività fissandone i significati, offrendocene un unico punto di vista.”

Il termine simbolo deriva dal greco symballein, che significa mettere insieme

E aggiunge Tomberg: “Le scienze occulte dunque sono derivate dalla filosofia ermetica tramite la via dell’intellettualizzazione. Per questo motivo non si dovrebbe considerare i simboli, gli Arcani Maggiori dei Tarocchi per esempio, come espressioni allegoriche di teorie o concetti di queste scienze. È vero invece il contrario: sono le dottrine delle scienze occulte che sono derivate dai simboli – dei Tarocchi o altri – ed esse sono da considerarsi espressioni intellettualmente ‘allegoriche’ dei simboli e degli arcani dell’esoterismo ermetico. Così non bisognerebbe dire: la quarta carta, l’Imperatore, è il ‘simbolo’ della dottrina astrologica su Giove. Bisognerebbe piuttosto dire: l’Arcano della quarta carta, l’Imperatore, si rivela anche nella dottrina astrologica su Giove. La corrispondenza in quanto tale resta intatta, ma vi è un abisso tra questi due enunciati. Nel primo enunciato si resta astrologo; mentre nel caso del secondo enunciato si pensa da ermetista pur restando astrologo, se lo si è.”

Continua – Astrologia e Tarocchi: suggestioni intorno ad una relazione – parte 4

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