L’invenzione della manovella – parte 5
Sommario
“Quando sulla tua strada incontri un bivio, prendilo”
Yogi Berra
“Il fato guida chi lo segue,
trascina chi gli si oppone”
Seneca
La “ruota degli esposti”
Ma torniamo al mito. Il nostro piccolo Edipo viene trovato da un pastore, Forbante, che, presosi inizialmente cura di lui lo reca poi da Peribea, moglie del re di Corinto Polibo, presso la cui corte il bimbo cresce credendo di essere figlio del re.
Più avanti negli anni, diventato adolescente, Edipo viene coinvolto in una scaramuccia con un suo coetaneo che, volendolo schernire, gli dà del “trovatello”. L’innocente canzonatura turba oltremodo il giovane, che subito interroga il re di Corinto, il quale lo tranquillizza confermandogli che fosse figlio di re. Per niente persuaso dalle rassicurazioni ricevute, Edipo decide, però, di rivolgersi all’oracolo di Delfi.
Esisteva un tempo, e in alcuni casi esiste ancora, la così chiamata “ruota degli esposti”
È particolarmente suggestivo questo passaggio del mito, in cui la veemente reazione di Edipo, di fronte allo scherno, ci testimonia di un’innata, quanto indecifrabile, consapevolezza di “non essere ciò che si è”. E questo in quel tempo di vita che naturalmente avvia il processo di separazione dal nucleo familiare, sollecitandoci verso la nostra identificazione. Curioso anche il fatto che sia l’epiteto “trovatello” a sconvolgere il nostro Edipo, il quale, “esposto”, è stato salvato dal pastore Forbante. Esisteva un tempo, e in alcuni casi esiste ancora, la così chiamata “ruota degli esposti”, dove di fatto venivano lasciati i neonati indesiderati, consegnandoli alla propria sorte. Ed in effetti questi luoghi non-luoghi possono essere considerati dei santuari in cui il fato operava i propri prodigi: il neonato, abbandonato da una madre indigente, poteva incontrare la propria miglior fortuna nell’essere adottato da una famiglia abbiente. Così come nei tarocchi abbiamo trovato l’esposto (vedi Appeso), possiamo trovarvi anche la ruota. E, se del destino Edipo può certamente essere considerato il più pertinente campione, la Ruota di Fortuna è, nell’ambito delle lame, quella che più di tutte ci informa del medesimo concetto.
Il destino si compie
Ma prima di addentrarci nella simbolica della Ruota di Fortuna ritorniamo al nostro Edipo che avevamo lasciato con l’intenzione di rivolgersi all’oracolo di Delfi, anche per guadagnare altri elementi che possono tornarci utili nella disamina della carta. Ebbene, la visita al santuario assumerà toni drammatici quando la Pizia, inorridita, caccerà Edipo predicendogli che ucciderà il padre e sposerà sua madre, confermando quanto già detto a Laio. Edipo, atterrito da tale profezia, decide di non tornare mai più a Corinto e di fuggire invece a Tebe.
A Tebe, intanto, imperversa una calamità. La città è ostaggio di una Sfinge. La creatura, figlia di Tifone e di Echidna, è un mostro con testa di donna, corpo di leone, coda di serpente e ali di rapace ed è stata inviata contro i tebani da Era per vendicare Crisippo, suicidatosi in seguito allo stupro perpetrato da Laio. A ogni passante la creatura espone un enigma: «Qual è l’essere che cammina ora a quattro gambe, ora a due, ora a tre e che, contrariamente alla legge generale, più gambe ha più mostra la propria debolezza?»; e anche un altro enigma: «Esistono due sorelle, delle quali l’una genera l’altra, e delle quali la seconda, a sua volta, genera la prima. Chi sono?». Ogni giorno i Tebani si incontrano nella piazza della città per cercare di risolvere gli indovinelli e ogni giorno, non riuscendovi, la Sfinge strangola e divora uno di essi.
dove di fatto venivano lasciati i neonati indesiderati, consegnandoli alla propria sorte
È in queste circostanze che Laio si sta recando nuovamente presso l’oracolo, per chiedere come liberare Tebe da tale maledizione. Ed è ancora in questo frangente che, sulla strada che dall’oracolo porta a Tebe, Edipo incontrerà Laio. Tra i due scoppierà una rissa e Laio rimarrà ucciso. La prima parte della profezia si è compiuta: Edipo, senza saperlo, ha ucciso il suo vero padre.
Morto Laio la reggenza di Tebe passa a Creonte, fratello di Giocasta, il quale proclama che a colui il quale riuscirà di risolvere gli enigmi della Sfinge, liberando la città, verrà ceduto il trono e data in moglie la stessa Giocasta. Intanto Edipo giunge a Tebe e incontra la Sfinge. Dopo averne ascoltato gli enigmi Edipo risponde, come è noto, al primo l’uomo, al secondo il giorno e la notte. A questo punto la Sfinge, esasperata, si precipita dall’alto della rupe sulla quale era appollaiata. Creonte, come promesso, cede il trono a Edipo, il quale sposa Giocasta. La profezia si è interamente compiuta e con essa il destino di Edipo.
Continua – L’invenzione della manovella – parte 6