Astrologia e Tarocchi: suggestioni intorno ad una relazione – parte 4

Sommario

Sempre insieme, eternamente divisi.

Finché il sole sorgerà e tramonterà.

Finché ci saranno il giorno e la notte.

Phillipe Gaston in Ladyhawke

Relazione e mente

La proposta è dunque quella di avvicinarsi al simbolo scevri di pregiudizio. Tutti noi sappiamo quanto sia il pregiudizio devastante nell’ambito di una relazione. Ed è proprio, permettetemi, la ‘modalità relazione’ che ci costringe o comunque è l’occasione, nell’incontro col simbolo, di prendere coscienza di tutti i nostri pre-giudizi, le nostre pre-costruzioni, i nostri schemi di pensiero e quanto in essi ci identifichiamo, proprio perché la relazione col simbolo nasce e si consuma principalmente in un ambito cognitivo, accendendo il conflitto tra Giove e Mercurio, il lobo destro e il lobo sinistro.

È la scelta di comunicare con l’immagine l’Eureka degli Imagiers

parte 4 - fig. 4

Un vero e proprio yoga per la mente insomma. Un lavoro che può condurci verso una nuova modalità della mente: una mente relazionale. Se lo scopo che ci si prefigge è quello di fondere i sistemi, la relazione verso cui ci si avvierà sarà una relazione simbiotica e, in quanto relazione, disfunzionale (mente simbiotica, divorante). Se invece la nostra mente può accettare l’idea che 1 + 1 faccia 3, avremo dato la possibilità a quest’incontro di essere fecondo e dare vita ad un terzo elemento costituito dalla relazione stessa che, vivendo di vita propria, potrà portarci verso sviluppi inimmaginabili (mente relazionale, generante).

L’inganno sacro dei Tarocchi

Abbiamo già detto che l’astrologia, nata probabilmente insieme alla Civiltà per come la conosciamo, è di molto precedente all’invenzione dei Tarocchi, che è riconducibile al Rinascimento italiano. È plausibile ipotizzare che gli Imagiers, gli inventori dei Tarocchi, fossero dei filosofi, cosa che coincideva all’epoca con l’essere degli astrologi (come così pure degli ermetisti, cabalisti, alchimisti, eccetera). Sicuramente quindi parte della loro conoscenza si è trovata convogliata nello strumento che stavano approntando. Parte e non tutta, perché è altrettanto plausibile pensare che la loro non fosse un’operazione atta a produrre una replica di quello o quei sistemi. Che bisogno c’era?

I Tarocchi si caratterizzano per la loro immediatezza e per la loro semplicità: ti parlano anche se non sai che ti stanno parlando e anche se non sai niente di Tarocchi comunque ti parlano. È la scelta di comunicare con l’immagine l’Eureka degli Imagiers. Una trasparente scelta di campo: quello analogico.

Ma tutto nei Tarocchi è un inganno: l’immediatezza si trasforma in profondità e l’apparente semplicità ti costringe a studiare di Astrologia, di Cabala, di Alchimia, di Massoneria e di ogni sorta di disciplina esoterica, mitologia o religione. L’intenzione degli Imagiers, dal mio punto di vista, era quella di produrre un ‘lascito’ disponibile per tutti: nelle corti delle Signorie come sui tavoli delle taverne. Tutti quelli che hanno occhi per vedere. E non ultima, l’intenzione di permettere a tutti quei saperi occultati di evadere dalle cattedrali in cui erano rinchiusi per restituirsi al popolo: una sorta di rivoluzione pop degli esoterismi.

Infine, laddove ognuna di quelle discipline, di cui sopra, per sua natura rappresenta un lascito (la Cabala lo porta addirittura nel suo nome, cfr. Gershom Scholem in “La Cabala”, Edizioni Mediterranee, 1992), i Tarocchi possono, a questo punto, rappresentare il ‘lascito dei lasciti’.

Ora, mi piace pensare che questo disseminare indizi nelle carte, che accompagnano una volta verso l’Astrologia, una volta verso la Cabala, una volta verso questa o quella disciplina, sia il ‘sacro inganno’ degli Imagiers.

una sorta di rivoluzione pop degli esoterismi

I vuoti lasciati rappresenterebbero allora dei rompicapi impossibili che hanno il fine di sfinire l’ostinazione della logica per accompagnarci verso l’analogica. È o non è forse il Bagatto (il mago, il prestigiatore, il baro, l’abile propinatore di trucchi) la carta numero Uno del mazzo?

Ma il trucco del prestigiatore ci diverte consegnandoci allo stupore: lo stupore di chi realizza che non si può vedere tutto con gli occhi che abbiamo, di chi realizza che serve un’altra vista. L’inganno del Bagatto ci costringe ad attraversare il velo dell’illusione in cui viviamo, insegnandoci che non basta quello che sappiamo o pensiamo di sapere: c’è dell’altro che va considerato.

Ma ora, non profuma forse tutto questo di nettuniano? Ma allora il Bagatto è Nettuno? O è Mercurio che ha rubato qualcosa a Nettuno? Quanto sopra diventa plausibile in quanto non c’è nulla di più seriamente giocoso e scherzoso dei Tarocchi. I Tarocchi sono il vero Mercurio delle scienze occulte: come Mercurio ingannano, ma per portarci verso “una specie di redenzione”; come Mercurio rubano qualcosa a tutte le divinità nel pantheon degli esoterismi; come Mercurio collegano, producono incontri, accendono scambi e relazioni.

Continua – Astrologia e Tarocchi: suggestioni intorno ad una relazione – parte 5

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