La vita è un passaggio – parte 1

I transiti planetari possono rappresentarci le sfide che la vita, prima maestra, ci propone; ma sempre, insieme, ci consegnano l’opportunità di crescere, cambiare e soprattutto di riscoprire chi realmente siamo. Alcune suggestioni in chiave tarologica sull’oggetto “transito” nel mio intervento dagli Atti del XII Convegno di Astrologia Umanistica e Psicologica Eridanoschool, ottobre 2020 (– prima parte –)

Sommario

“Ma non c’è niente

Che sia per sempre

Perciò se è da un po’

Che stai così male

Il tuo diploma in fallimento

È una laurea per reagire”

Non è per sempre – Afterhours

Il senso della vita

La vita non è sempre facile”. Così comincia il suo esaustivo discorso intorno ai transiti Howard Sasportas. Egli ci spiega che vivere significa anche andare incontro a periodi di crisi e come, di fronte a questi momenti che la vita ci presenta, alcuni soccombono, mentre altri “ritornano [ad essa] con un rinnovato impegno nei confronti di una potenzialità trascurata”. Dico la vita ci presenta, perché la sensazione in questi frangenti è a volte un po’ quella che la nostra stessa vita ci si sia rivoltata contro. La vita sembra essersi armata contro di noi “apparecchiandoci” situazioni su situazioni e tutto è “fuori controllo”. Non ci restano che due vie: soccombere all’avverso destino o combattere strenuamente contro di esso.

parte 1 - fig. 2

Soccombere all’avverso destino o combattere strenuamente contro di esso

A quelli che dicono che il destino non esiste, potrei rispondere che questa sembrerebbe essere soltanto un’altra strategia per combatterlo. Ai fatalisti o volenterosi che s’incamminano sulle due vie di cui sopra potrei dire che c’è sempre una terza via. Ora, se gli possiamo soccombere o lo possiamo combattere, il destino allora esiste. Ma cos’è dunque il destino? Sempre Sasportas cita Viktor Frankl, psicoterapeuta che fu prigioniero in un lager. In merito alla sua esperienza costui dice: “I prigionieri che riuscirono a sopravvivere a una simile degradazione furono quelli in grado di attribuire una sorta di scopo o significato a ciò che stavano attraversando”. Qual è dunque questo scopo, questo significato? Se per un momento la vita è diventata altro da noi è forse perché vuole essere vista, perché ha qualcosa da dirci? Il destino, la vita, potrebbero dunque coincidere con “quella parte di noi che “sa” ciò che siamo destinati a diventare, e il percorso che abbiamo bisogno di seguire per raggiungere questa meta”. La terza via può dunque essere interrogare questa “parte di noi”. Perché “la vita non è sempre facile”?

Tarocchi… e Astrologia: scienze del Cammino

L’essenza dei Tarocchi è quella di un cammino di ricerca e di trasformazione, che si può immaginare svilupparsi in ventuno stazioni o caselle numerate di un ipotetico gioco dell’oca, che prevede ad un certo punto un ribaltamento: il posizionamento rispetto ad un nuovo centro che possiamo sommariamente definire d’anima, rispetto al precedente che ha più carattere egoico. Come nel cerchio zodiacale, interpretato secondo un approccio psicologico, si nasce nel punto Ascendente e ci si muove verso la costituzione quale entità egoica nella V casa leonina, per poi confrontarsi con gli altri individui nella VI e VII casa, fino alla separazione/individuazione dell’VIII, così pure nei Tarocchi quella che viene illustrata è una prima crescita egoica che si scopre poi funzionale ad un altro, inatteso, scopo.

L’essenza dei Tarocchi è quella di un cammino di ricerca e di trasformazione

parte 1 - fig. 4

Gli Arcani Maggiori dei Tarocchi sono ventidue. Se per il momento teniamo fuori dalle nostre considerazioni la carta senza numero, il Matto, e l’ultima carta, la XXI Mondo, essi risultano essere costituiti da due decenari (decine). Il primo decenario, quello che va dal Bagatto fino alla Ruota di Fortuna, può ben rappresentare questa sopramenzionata crescita di un complesso egoico, che trova appunto il suo culmine nella Ruota di Fortuna. Il secondo decenario, dalla Forza al Giudizio, può invece attenere all’ingresso di nuovi contenuti provenienti da questo mondo altro che possiamo chiamare inconscio o d’anima o ancora, se vogliamo, transpersonale. Questo altro ente entrando in una dialettica, a volte in un vero e proprio conflitto, con il primo ente, attiva un processo trasformativo che, liberando i suddetti contenuti, prima ribalta, poi decentra, destruttura e disintegra, e, in seguito ad una nuova elaborazione o se volete alchimizzazione, accompagna alla ri-nascita di un nuovo essere integrato. Quanto descritto in modo cristallino nella XX Giudizio.

Continua – La vita è un passaggio – parte 2

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